Nanoargento

Cos'è il Nanoargento
L’argento è stato riconosciuto come una delle sostanze maggiormente antibiotiche della storia dell’umanità ed è noto sin dall’antichità. Gli antichi conservavano l’acqua in recipienti d’argento, gli immigrati d’America mettevano una moneta d’argento nei contenitori del latte e la Chiesa utilizza calici d’argento per la comunione.
Di fatto l’argento è un elemento presente in natura ed è estremamente anti-tossico, anti-allergico ed anti-cumulativo, di fatto:

“FUNZIONA COME ELEMENTO NATURALE DI PREVENZIONE CONTRO LE INFEZIONI”

Da oltre 100 anni viene utilizzato in medicina per varie proprietà; infatti, comportandosi da catalizzatore, inabilita l’enzima di cui le cellule batteriche, virus, lieviti, muffe e funghi, hanno bisogno per metabolizzare l’ossigeno: di fatto uccide in pochi minuti oltre 650 specie di agenti patogeni.
In generale, si ritiene che le proprietà antimicrobiche dell’argento siano legate alla quantità e al tasso dello stesso presente e rilasciato.

L’argento allo stato metallico è inerte, ma reagisce con l’umidità della pelle e i fluidi delle ferite ionizzandosi. E’ noto che l’argento ionizzato è molto reattivo, in quanto si lega alle proteine dei tessuti apportando cambiamenti strutturali sia alla parete cellulare del batterio che alla loro membrana nucleare, portandolo alla deformazione prima e alla morte poi. Inoltre l’argento si lega al DNA e all’ RNA batterico alterandolo e inibendone la riproduzione. Le nanoparticelle d’argento mostrano efficienti proprietà antimicrobiche rispetto ad altri prodotti grazie alla loro area superficiale estremamente ampia che offre un migliore contatto con i microrganismi. Esse si attaccano alla membrana cellulare e penetrano all’interno dei batteri grazie alla proprietà di interazione con lo zolfo contenuto nelle proteine della membrana batterica e con il fosforo all’interno del DNA. Praticamente le nanoparticelle rilasciano ioni d’argento nella cellula batterica portandola alla morte.

Oggi, nel mondo della medicina, sono sempre più commercializzate medicazioni avanzate contenenti argento come antisettici topici che impediscono la moltiplicazione e la crescita di batteri e funghi che provocano infezioni, cattivi odori, pruriti e piaghe. In considerazione del loro sempre più ampio utilizzo, non sempre appropriato, sono recentemente apparsi articoli, il più delle volte semplicemente per una revisione bibliografica critica, volte ad indagare la reale citotossicità o la tossicità sistemica legata all’utilizzo di medicazioni a rilascio di “elevate” quantità di argento ionico.

In “Silver Nanotechnologies and the Environment” il tossicologo ambientale Samuel Luoma sostiene che l’uso diffuso di argento su scala nanometrica sarà una sfida per le agenzie di regolamentazione nel bilanciare gli importanti potenziali benefici contro la possibilità di significativi rischi ambientali. A partire dal 21 agosto 2008, la Project on Emerging Nanotechnologies stima che almeno 235 prodotti nanotecnologici identificati che utilizzano l’argento siano pubblicamente disponibili.

A questo punto si deve un chiarimento riguardo la citotossicità dell’argento.
La citotossicità rappresenta la misurazione di quanto un’agente chimico possa danneggiare o uccidere le cellule. Tale misurazione può essere condotta sia in vitro che in vivo e questa differenza non è di poco conto, infatti è estremamente diverso misurare l’attività citotossica dell’argento su una coltura di cellule in vitro essendo un ambiente stabile ed omogeneo oppure misurare la vitalità cellulare nell’ambiente della lesione, dove intervengono molteplici fattori sia biochimici che di altra natura. Di conseguenza alla domanda “l’argento è citotossico?”, la risposta dipende da come viene misurata la citotossicità ed è importante inserire questa analisi nel giusto contesto.
La citotossicità, dimostrata in esperimenti in vitro non ha alcuna relazione con alcuna tossicità sistemica che l’argento può o non può avere. Tuttavia sono sempre più frequenti quesiti provenienti da fonti differenti, che riguardano il livello “sicuro” di argento a livello sistemico.

Al pari di molti altri agenti utilizzati nel processo di cura e guarigione delle lesioni (per es. lo iodio), l’argento mostra effetti citotossici sia nei confronti delle linee cellulari animali che batteriche, quando viene sperimentato. Come per questi agenti, non c’è una quantità di argento a livello sistemico che possa essere considerata un rischio per la salute del paziente e, comunque, ad oggi l’unico evento avverso che è riconosciuto come direttamente legato alla presenza di argento sistemico è una generale decolorazione della cute (Argiria o argirosi).

Nel caso specifico dell’Argento nanocristallino, bisogna tenere in considerazione che su 18,5 milioni di medicazioni la frequenza di eventi avversi come quelli sopra citati è di circa 1:150.000 pazienti.

Il dottor Robert Otto Becker (scienziato presso la Syracuse University), dalle sue ricerche e sperimentazioni sull’uso dell’argento in medicina, ha dedotto che la deficienza di argento nell’organismo è responsabile dell’improprio funzionamento del sistema immunitario e che l’argento è di beneficio non solo per combattere i microrganismi patogeni. Infatti può anche essere di aiuto nella maggiore stimolazione della ricrescita di tessuti danneggiati, per persone ustionate e persino i pazienti più anziani hanno notato un più rapido ristabilimento. Qualsiasi varietà di germi patogeni resistenti agli antibiotici sono eliminati dall’argento. Il dott. Bjorn Nordstrom, del Karolinska Institute (Svezia), ha utilizzato per molti anni l’argento quale trattamento per il cancro. Ha raccontato di aver guarito pazienti che erano stati abbandonati da altri medici perché considerati ormai incurabili. Il dott. Gary Smith, un medico ricercatore, sostiene che l’argento possa essere collegato al corretto funzionamento delle difese immunitarie del corpo.

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